LA CANDELA NELLA LETTERATURA
Il poeta Konstantinos Kavafis ha scritto la poesia Candele in cui utilizza la candela come metafora del giorno: accesa per indicare il futuro, spenta per il passato ed una sfumatura di grigio con quelle che "danno fumo ancora".
Si nota che Kavafis descrive in maniera molto diversa le due schiere di candele, ovvero quelle del futuro sono calde e dorate, mentre quelle del passato fredde e storte.
Viene qui di seguito riportata la poesia in questione:
Stanno i giorni futuri innanzi a noi
come una fila di candele accese,
dorate, calde e vivide.
come una fila di candele accese,
dorate, calde e vivide.
Restano indietro i giorni del passato,
penosa riga di candele spente:
le più vicine danno fumo ancora,
fredde, disfatte, e storte.
penosa riga di candele spente:
le più vicine danno fumo ancora,
fredde, disfatte, e storte.
Non le voglio vedere: m’accora il loro aspetto,
la memoria m’accora del loro antico lume.
E guardo avanti le candele accese.
la memoria m’accora del loro antico lume.
E guardo avanti le candele accese.
Non mi voglio voltare, ch’io non scorga, in un brivido,
come s’allunga presto la tenebrosa riga,
come crescono presto le mie candele spente.
come s’allunga presto la tenebrosa riga,
come crescono presto le mie candele spente.
Un altro rimando alle candele si ritrova nella favola di Amore e Psiche scritta da Apuleio. Nella favola è proprio una goccia di olio caduta a Psiche che fa svegliare Amore, nonostante fosse stato vietato alla fanciulla di vedere il suo amante.
Viene qui riporatao il passo in cui Amore è risvegliato.
Viene qui riporatao il passo in cui Amore è risvegliato.
Infine, le candele rientrano anche ne La casa degli spiriti, romanzo scritto nel 1982 da Isabel Allende. Le candele permettono ad Alba di potersi ammirare allo specchio:
Per la prima volta nella sua vita, Alba sentì il bisogno di essere bella e rimpianse che nessuna delle splendide donne della sua famiglia le avesse lasciato in eredità i suoi attributi, e l'unica che l'aveva fatto, la bella Rosa, le aveva dato solo una sfumatura d'alga marina ai suoi capelli, che, se non era accompagnata da tutto il resto, sembrava piuttosto un errore del parrucchiere. Quando Miguel indovinò la sua inquietudine, la portò per mano fino al grande specchio veneziano che ornava un angolo della camera segreta; tolse la polvere dal vetro incrinato e poi accese tutte le candele che aveva e gliele mise intorno. Lei si rimirò nei mille frammenti dello specchio. La sua pelle, illuminata dalle candele, aveva il colore irreale delle figure di cera. Miguel cominciò ad accarezzarla e lei vide trasformarsi il suo volto nel caleidoscopio dello specchio e convenne infine che lei era la più bella dell'universo, perché aveva potuto vedersi con gli occhi con cui la vedeva Miguel.
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