martedì 30 ottobre 2018

LA CANDELA NELLE ARTI FIGURATIVE 


Cristo schernito, Aert Mytens, 1578-1592, Museo nazionale, Stoccolma



Ragazzo che soffia su un tizzone acceso, El Greco, 1571-1572, olio su tela,
60,5x50,5 cm, Museo nazionale di Capodimonte, Napoli



Astronomo con candela, Gerrit Dou, 1665, J. Paul Getty Museum, Los Angeles



Donna anziana e fanciullo con candele, Pieter Paul Rubens, 1616,1617, olio su tela, L'Aia, Mauritshuis


Artista che fece diventare la candela l'elemento fondamentale nella sua pittura fu  Gerard Van Honthorst, nelle cui opere vi è la presenza di una luce artificiale e soffusa emanata da un’unica fonte luminosa. Questo è il motivo per cui Van Honthorst viene definito un “Candlelight Master”, nonché il maestro della pittura a lume di candela.
Tutto ciò è facilmente osservabile nella produzione artistica realizzata durante il suo soggiorno in Italia. In essa, infatti, si ammira un’ambientazione notturna illuminata esclusivamente da una luce intensa, ma circoscritta. Fu così che l’artista olandese ottenne l’epiteto di Gherardo delle Notti. 
In seguito sono presentate alcune delle sue opere in cui tale aspetto è particolarmente evidente, la prima delle quali ha il titolo Sansone e Dalila(1619-1620), conservato al Museum of Art di Cleveland, la seconda è Gesù nella bottega di Giuseppe(1617-1618), custodita agli Uffizi, infine Derisione di Cristo (1616-1617), conservata al Los Angeles County Museum of Art.




Tra le opere più moderne è opportuno citare René Magritte ne Il lume filosofico (1936), in cui opera una rappresentazione ironica del sapere che mette in evidenza la stretta relazione fra tre elementi: pensiero, filosofia e conoscenza.
Ognuno di questi soggetti viene rappresentato metaforicamente: l’uomo simbolizza il pensiero, il fumare dell’umano esemplifica il ripiegamento del pensiero filosofico e la candela serpentina rappresenta la conoscenza. Quest'ultima, rappresenta una fonte di luce senza la quale il pensiero  rimarrebbe chiuso nei propri schemi mentali, lasciando regnare l’oscurità sull’universo umano.


mercoledì 24 ottobre 2018

I MATERIALI DELLA CANDELA 

La produzione di candele divenne un mercato di massa industrializzato nella metà del XIX secolo. Nel 1834, Joseph Morgan, un peltraio di Manchester, Inghilterra, brevettò una macchina che rivoluzionò la fabbricazione delle candele. Essa consentiva la produzione continua di candele in stampi usando un cilindro con un pistone mobile per espellere le candele mentre si solidificavano.

La candela è costuita da un cilindro di cera al centro del quale è posizionato uno stoppino, chimato anche lucignolo, di fibra tessile. 

Analizziamo singolarmente i singoli componenti della candela e il materiale in cui sono realizzati.


Stoppino: in francese è detto mèche, mentre in inglese si chiama wick.
Esso fece la sua comparsa nel Medioevo, sebbene presso i Romani fossero in uso cordoni di canape immersi nella pece o nella cera animale. 

Intorno al 1800, i fabbricanti di candele cominciarono a confezionare stoppini da fili di cotone strettamente intrecciati (piuttosto che semplicemente ritorti). Questa tecnica fa arricciare gli stoppini mentre bruciano, mantenendo l'altezza dello stoppino e perciò la fiamma. Poiché gran parte dello stoppino in eccesso è incenerito, questi stoppini sono detti "autosmoccolanti" o "autoconsumanti".
Ora lo stoppino è costituito da fibre di carbonio o lino intrecciato e talvolta può presentare un'anima in metallo.




Corpo della candela costituito di cera,  stearina, sego, paraffina, o miscela di tali sostanze.

Al tempo dei Romani era costituita da cordoni di canape immersi nella pece, o in cera animale, mentre la candela, così come appare ai giorni nostri, risale al tempo delle persecuzioni cristiane.
Nella metà degli anni 1850, James Young riuscì a distillare la paraffina dal carbone, la quale poteva essere usata per fare candele poco costose di alta qualità. È una cera bianco-bluastra, bruciava nettamente e non lasciava odori sgradevoli, diversamente dalle candele di sego. Un inconveniente della sostanza era che le prime paraffine derivate dal carbone e dal petrolio avevano un punto di fusione molto basso. L'introduzione della stearina, scoperta da Michel Eugène Chevreul, risolse questo problema. Verso la fine del XIX secolo, la maggior parte delle candele che erano fabbricate consistevano di paraffina e acido stearico.


Per ulteriori informazioni riguardo alla storia della candela si evidenzia il seguente sito.


giovedì 18 ottobre 2018


I NOMI DELLA COSA


Innanzitutto è necessario definire il termine candela, scoprendo la sua etimologia.

I nomi stranieri della candela:
Inglese --> candle
Francese --> bougie
Tedesco --> Zündkerze, Kerze
Olandese --> kaars
Spagnolo --> vela, bujìa
Cinese -->  蜡烛 (làzhù)
Nel dialetto piemontese --> candèila




Immagine creata con https://worditout.com/







SINTESI FINALE Il blog è nato il 18 ottobre 2018 all'interno del corso Storia delle cose al Politecnico di Torino.  Ogni studente...